Il corretto approccio degli integratori alimentari

Premessa sugli integratori

Dalle domande che pervengono in sala pesi e nella community, si evince che viene data eccessiva enfasi agli integratori alimentari. Ritengo quindi necessario scrivere un breve saggio circa il corretto approccio da adottare quando si intendono usare uno o più integratori. E' infatti importante che gli allievi/e capiscano che cosa è un integratore. Questo articolo vale sia per i ragazzi che per le ragazze.
I giovanissimi principianti confondono questi prodotti con i farmaci anabolizzanti, e guardano con occhi sgranati dal timore e dalla riverenza ai vari barattoloni posti negli scaffali di sale pesi e negozi specializzati. Gli allievi un po' più esperti, pur comprendendo la differenza, attribuiscono ancora agli integratori effetti significativi. Chi invece è istruttore o atleta di un certo livello, sa che l'integratore è ciò che oggettivamente è: UN COADIUVANTE nella migliore delle ipotesi. Infatti, dovete sapere che la legislazione italiana è molto severa con questa categoria alimentare, e più volte ha escluso dal mercato integratori dagli effetti significativi, ma che di significativo avevano anche controindicazioni e potenziali effetti collaterali.
Infatti, è difficile stabilire il confine tra integratore e farmaco. Di solito la legislazione italiana rende presidio medico tutto ciò che, a certe dosi e/o con una certa frequenza di assunzione, presenta effetti collaterali significativi e diverse controindicazioni. A volte, l'operato di questo organi di controllo è a mio avviso discutibile, e sembra avere più il sapore politico ed economico piuttosto che sanitario. Ma approfondiremo in seguito. Vi basti per ora iniziare a capire che se un prodotto in Italia è di LIBERA VENDITA, di certo non vi farà miracoli, ma per fortuna neanche danni. Discerneremo i pochi prodotti che vi danno un aiuto coadiuvante, da quelli che è proprio il caso di scartare. 

Con questo testo mi permetto di educarvi alla corretta considerazione di questi prodotti, affinchè smettiate di spendere centinaia di euro in barattoli dai colori sgargianti e dalle promesse utopistiche. Ripeto: un prodotto da banco è tale perchè passabilmente innocuo. E ricordate sempre l'adagio che se un farmaco o un integratore non ha potenziali effetti collaterali, è molto probabile che non abbia neanche effetti terapeutici. Non solo, sarà mia premura indirizzarvi solo verso quei prodotti che hanno un'effettiva e indiscutibile base sperimentale a dimostrazione della loro efficacia. Resta inteso che, prima di modificare le vostre abitudini alimentari inserendo uno o più dei prodotti qui citati, Vi consultiate con il vostro medico di famiglia. Infatti questo testo ha carattere generale, non potendo il sottoscritto conoscere le caratteristiche fisiche e lo stato di salute di ognuno di voi lettori. Quindi, apprendete in questa sede se è il caso da parte vostra di inserire un integratore e quale; consultate in merito il vostro medico e se ottenete il "nulla osta" comprate.

 Come nasce un integratore

Le varie aziende produttrici investono molto denaro nel ricercare nuove sostanze ad effetto ergogeno per gli atleti, ed altro denaro a perfezionare le sostanze già presenti sul mercato. Non solo: si spendono soldi anche nello studiare le esigenze della potenziale clientela.

Ora, una volta che una sostanza pare avere un qualche effetto ergogeno, viene effettuato uno studio per dimostrare la sua validità. Le ditte più serie danno mandato a società indipendenti esterne o ad atenei di effettuare questi esperimenti.L'esperimento più serio è quello a doppio cieco con placebo e gruppo di controllo.
Che cosa significa doppio cieco. Significa che ad un gruppo viene somministrato un placebo, mentre ad un altro gruppo viene somministrata la sostanza attiva. Entrambi i gruppi si allenano. Ma nè gli scienziati, nè gli atleti, sanno a chi è stato somministrato il placebo e a chi la sostanza attiva (ecco perchè doppio cieco). L'informazione è top secret e riservata al computer. Vi è un terzo gruppo, detto di controllo, che si allena senza assumere nulla.
Al termine dello studio, si apre il fascicolo segreto e si guarda se tra i sottoposti a principio attivo, placebo e gruppo di controllo si sono avute differenze significative nei risultati e se ne traggono le conclusioni. Lo studio viene ripetuto per ulteriori conferme e con soggetti diversi. I risultati e la modalità di esecuzione dello studio con le dosi (abstract) vengono pubblicati nei giornali scientifici del settore.
Oltre che dalle grandi ditte di integratori, questi studi possono esser finanziati anche dallo stato o da gruppi di ricerca universitari.
Se la sostanza si rivela valida, ottenute le concessioni governative, la si lancia sul mercato con campagnie pubblicitarie idonee.Vediamo ora i punti deboli di queste ricerche. Intanto, bisogna esser certi che lo studio sia stato eseguito in doppio cieco, quindi non possa esser inquinato dalle aspettative degli scienziati e atleti. Poi bisogna valutare la buona fede e le capacità.Infatti è chiaro che se un'azienda spende tanti soldi su una sostanza, ha tutto l'interesse che questa sia valida, altrimenti avrebbe gettato finanze al vento. Ora, le aziende serie si comportano in maniera obiettiva, quelle poco serie o ladre, spingono i ricercatori affinchè falsino/gonfino i risultati. Vi posso garantire che ciò avviene. Essendo poi queste aziende, proprietarie di diverse riviste del settore body building, fitness, wellness, ecc., pagano autori per scrivere notizie entusiastiche su questi prodotti.
Ecco quindi un primo pericolo per il consumatore: la cattiva fede del produttore e la probabile inaffidabilità delle proprie riviste preferite.Altro pericolo, questa volta dal verso opposto. Cioè il risultato potrebbe essere "sgonfiato" rispetto al reale. Infatti, da istruttore e da studioso, posso dirvi che spesso gli scienziati incaricati di questi esperimenti, non sanno porre le condizioni perchè il principio attivo possa funzionare. Bisogna cioè conoscere bene i princìpi dell'allenamento e della dieta. Se noi dovessimo, ad esempio, dimostrare l'effetto lipolitico della caffeina, prendendo come soggetti di studio dei consumatori abituali pure sedentari, è chiaro che il risultato ci direbbe che questo alcaloide non fa dimagrire. Oppure, se volessimo dimostrare la capacità ergogena della creatina, dovremmo far allenare bene e intensamente gli atleti. Se gli facessimo fare serie leggere, blande, non a cedimento vero, è chiaro che sembrerebbe un integratore inefficace.
Vi faccio un esempio ancora più chiaro, così apro anche una polemica.Voi sapete, perchè scrivono così, che l'acido lattico ha una forte incidenza nella eziologia della cellalgia. Ma questo, è davvero fare un torto all'intelligenza umana. Senza fare grandi discussioni accademiche, vi basti l'evidenza empirica a dimostrare che è un'affermazione che non può esser presa di per sé, senza contestualizzarla. Tutte le atlete fitness, le body builders soft e hard si allenano in maniera anaerobica. Le fotomodelle che seguo si allenano in maniera anaerobica. Eppure non vi è traccia di cellalgia, anzi i loro glutei sono sempre in copertina. Perchè? Perchè l'affermazione "l'acido lattico porta a cellalgia" è una affermazione che presa di per sé non significa nulla. Va contestualizzata come segue e dimostra quanto spesso gli studi siano eseguiti in maniera grossolana.
Se prendo un gruppo di ragazze sedentarie, studentesse, che passano dalla sedia alla bottiglia di tequila, sigarette e patate fritte (cioè il trend moderno) e faccio loro eseguire uno scatto fino alla produzione di lattato e poi controllo il PH del parenchima, è chiaro che questo è sceso e stimola la polimerizzazione dei mucopolisaccaridi, ecc. ecc. Cosa dovrei dedurre? Che un allenamento al lattato stimola la cellalgia?
Ecco perchè Vi ripeto: dipende da come sono eseguiti gli studi e da chi li esegue. Infatti, se continuassimo nello studio, portandolo al lungo termine e associandolo ad una giusta alimentazione, noteremmo nel tempo un aumento di massa magra, un innalzamento della soglia del lattato, una maggior capacità tampone, una riduzione del grasso, una maggior circolazione linfatica e NESSUNA TRACCIA di cellalgia, ma anzi dueglutei a cui si potrebbe tirare un bullone con la fionda.Chiaro il concetto? Quindi non siate miopi. Considerate che fino a poco fa la scienza scriveva testualmente  che: "Non vi è ancora alcuna certezza scientifica che l'uso degli steroidi anabolizzanti nel body building abbia effetti nell'aumento della massa magra indotta dall'allenamento anaerobico". Quindi l'attuale Mr. Olympia è così solo perchè mangia tanta pappa. Integratori e legislazione italiana Abbiate ancora un po' di pazienza. Tra breve vi dirò come comportarvi di fronte agli scaffali di barattoli. Dunque, finora abbiamo assodato che non vi è certezza da parte del consumatore che quanto riportato come risultato di studi sia obiettivamente credibile. Ora apro una parentesi circa la posizione della legislazione italiana nei confronti degli integratori alimentari.La posizione del nostro governo, come sa bene chi vive nelle sale pesi da anni, è molto rigida.E' un governo che tende a togliere dalla libera vendita (o a vietarne l'immissione) tutti i prodotti che possono avere potenziali effetti collaterali significativi (dose e frequenza dipendenti ovviamente). Ecco perchè sono stati rimossi proormoni, DHEAidrossibetametilbutirrato (HMB, che tra parentesi pare sia ritornato di libera vendita), efedra, ecc.. Sono tutti prodotti che, se non usati correttamente, danno effetti collaterali significativi. 
Non guardate agli altri paesi, non guardate agli States. Sono paesi con legislazioni più permissive. Né invidiateli per questo, perchè anche l'eccesso di libertà è nocivo se non vi è sufficiente coscienza per usufruirne. Non voglio aprire una parentesi di confronto fra stati, mi limito solo a farvi prender visione che le nostre leggi in merito agli integratori sono più severe. Quindi non sono disponibili a banco prodotti con significativi effetti collaterali e, di conseguenza, con significativi effetti ergogeni. Perciò, non aspettatevi mai molto da un integratore. E' un coadiuvante, quando funziona, o soldi gettati al vento quando non funziona.

Attenzione alle etichette

Ho detto che lo stato italiano è severo circa gli integratori. Ma agisce in maniera poco approfondita, forse per mancanza di risorse. Non sta a me, che non sono un politico, spiegare il perché. Constato solo quanto segue.Gli integratori americani, per essere importati in europa, devono essere rietichettati. Chiunque conosce la lingua inglese e rimuove l'etichetta italiana, noterà sostanziali differenze tra quanto dichiarato in lingua italiana e quanto dichiarato in lingua inglese. Questo avviene sovente al fine di rendere più passabile il prodotto agli occhi degli organi di controllo italiani. Infatti, come già citai sopra, la legislazione americana è più tollerante rispetto a quella nostrana. Perciò, al fine di poter importare, diverse case importatrici ridimensionano il reale contenuto del barattolo, scrivendo in italiano dosi e ingredienti più blandi. Vi posso assicurare che stanno entrando prodotti contenenti efedra dove nell'etichetta italiana tale ingrediente non compare. E vi posso assicurare che vi sono diverse barrette a contenuto proteico decisamente superiore rispetto alla dicitura italiana. 
E questa è una prima questione. Ora ne scrivo una seconda. 
Anche l'etichetta in lingua originale, spesso e volentieri, non riporta il reale contenuto. E questo avviene ovviamente, solo con le ditte poco serie. Laboratori di analisi indipendenti hanno fatto alcuni anni fa, controlli sul reale contenuto degli integratori, incrociandolo con quanto dichiarato sull'etichetta. Ebbene, su diverse case, la differenza è risultata significativa.
Faccio un esempio. Se un prodotto dichiara in etichetta 5 g di creatina e 50 g di destrosio a dose quando in realtà ce ne sono 2 di creatina e 53 di destrosio, il vantaggio economico per l'azienda produttrice è significativo. Moltiplicate questa differenza per diverse centinaia di confezioni, e capirete dov'è il business.
Altro esempio. In etichetta posso dichiarare 200 mg di caffeina e 20 mg di efedrina. Invece dentro ci metto 210 mg di caffeina e 10 mg di efedrina. E' difficile accorgersi della truffa se non effettuo le analisi del prodotto, dato che comunque avverto l'effetto b-stimolante. Vi posso garantire che non poche ditte si rivelano disoneste tra quanto dichiarano in etichetta e quanto immettono in confezione. Come fare?

Giunti a questo punto riassumiamo:

 1.    Le procedure con cui vengono effettuati gli studi su integratori sono spesso sbagliate. Spesso non vengono utilizzati soggetti idonei, oppure lo studio è protratto per un tempo troppo limitato, oppure manca il corretto allenamento, oppure le dosi sono sottostimate, oppure gli scienziati non sono preparati circa l'argomento (molto sovente)...

  1.     I risultati degli studi possono essere gonfiati per soddisfare le esigenze di profitto dei finanziatori.

  2.     La legislazione italiana è severa circa il rilascio di permessi di libera vendita. Se un prodotto ha significativi vantaggi, quindi possibili significativi effetti collaterali (dose e frequenza dipendenti), viene sottratto dal mercato o neppure ci entra, divenendo farmaco da ricetta.

  3.     Le etichette italiane sovente riportano ingredienti e dosaggi diversi rispetto alle etichette originali (in genere sottostimano).

  4.     Dulcis in fundo, le etichette originali spesso non dichiarano l'esatto contenuto.

Bella panoramica, vero?
Che cosa può fare quindi il consumatore che intende effettuare un acquisto intelligente?
Prima di tutto, deve valutare se ha effettiva necessità di un integratore, consultandosi con il proprio personal trainer. In genere, comunque, è bene avere almeno un anno di allenamento più dieta alle spalle, prima di iniziare a toccare questo campo. Minimo. Poi, ripeto, potrebbe comunque non verificarsi la necessità di integrare.
Secondo, il consumatore/allievo deve sapere che "vecchio è meglio". Quindi non gettarsi sulle novità di mercato, ma su prodotti ormai collaudati e ricollaudati, al fine di rendere improbabile il verificarsi dei punti 1 e 2 succitati. Per il punto 3 non vi è soluzione. Tale è la legge.

Per i punti 4 e 5, non potendo effettuare lui stesso costose analisi sul prodotto, può ridurre il margine di rischio rivolgendosi alle ditte di fama mondiale, con i laboratori più grandi e più affermate. Non faccio nomi perchè non mi sembra etico. E può infine ragionevolmente comprendere che se il prezzo è basso... puzza!

Tutto chiaro?

Ora, supponiamo che abbiate verificato di aver obiettivamente necessità di spendere in uno o più integratori. Quali usare tra i vari princìpi attivi? In che dosi? Come?

Qui di seguito, la panoramica degli integratori per lui e per lei con il miglior pedigree ("vecchi", collaudati, dall'efficacia indubbia). Ho diviso i prodotti per il volume da quelli per la definizione e da quelli per tutto l'anno, quelli per lui da quelli per lei. Non enuncerò le caratteristiche farmacodinamiche e farmacocinetiche, essendoci già abbondante letteratura in merito in questo stesso sito.

 

INTEGRATORI PER TUTTO L'ANNO PER LUI E PER LEI

I seguenti integratori, validi sia per lui che per lei, sarebbe opportuno utilizzarli tutto l'anno, a prescindere dagli obiettivi (definizione, volume, tono, ecc.). I dosaggi e i prodotti consigliati, nascono dalla mia esperienza e dalla sintesi della più seria letteratura del settore (Colgan, Oxford...). ACETIL-L-CARNITINAIntroduzione

E’ presente come carnitina libera non esterificata e come carnitina esterificata (acil-carnitina). L’acetil-L-carnitina rappresenta la forma più semplice tra le carnitine esterificate, ovvero quella nella quale il gruppo acilico legato è composto da solo due atomi di carbonio.

In pratica, l’acetil-L-carnitina è un estere dell’aminoacido trimetilato L-carnitina, composto che gioca un ruolo di fondamentale importanza nel processo di produzione di energia a partire dai lipidi. La L-carnitina, infatti, permette il trasporto degli acidi grassi a lunga catena dal citosol cellulare ai mitocondri, ove il processo continua attraverso la beta ossidazione, il ciclo di Krebs e la fosforilazione ossidativa fino alla produzione di energia in forma di ATP. L’acetil-L-carnitina riveste un ruolo cruciale in questo complicato processo, vale a dire quello di trasportatore intermedio del gruppo acetilico tra la molecola della L-carnitina e quella del CoA (3).

L’acetil-L-carnitina è in grado di: facilitare l’uptake di CoA nel mitocondrio durante il processo di beta ossidazione degli acidi grassi, incrementare la produzione di acetilcolina e stimolare la sintesi dei fosfolipidi di membrana. Essendo dal punto di vista strutturale molto simile alla acetil-colina, l’acetil-L-carnitina può anche esercitare un azione colino-mimetica (1, 2).

Le possibili applicazioni dell’acetil-L-carnitina sono molteplici e rivestono molti ambiti, dagli integratori energetici destinati agli sportivi, a quelli contro la depressione e per la funzionalità cerebrale. La ricerca medica ha inoltre individuato alcuni indirizzi terapeutici di tipo prettamente clinico, quali ad esempio: il morbo di Alzheimer, le neuropatie diabetiche, l’ischemia e la riperfusione cerebrale nonché il miglioramento delle facoltà cognitive degenerate in seguito ad alcolismo (2). In questa sede ci atterremo solamente al primo ambito, ovvero quello che maggiormente si rivolge alla prevenzione od alla cura di una sintomatologia leggera e quindi non di carattere prettamente patologico.

2 Metabolismo

La carnitina può essere sintetizzato nel cervello, nel fegato o nel rene ad opera dell’enzima ALC-transferasi a partire da lisina, metionina ed in presenza di vitamina C ed altre sostanze che fungono da substrato o cofattori. Il tessuto del muscolo cardiaco e di quello scheletrico rappresentano le principali sedi di stoccaggio di questa sostanza.

Il metabolismo della L-carnitina è riassunto in figura 2. Come si può notare, la produzione di acetil-L-carnitina avviene a partire dalla L-carnitina e dall’acetil-CoA derivato dal processo di beta ossidazione degli acidi grassi (entranti sotto forma di acil-CoA) grazie all’intervento dell’enzima carnitina-acetiltransferasi presente nella matrice mitocondriale (1, 2).

La disponibilità di L-carnitina e dei suoi esteri previene l’accumulo di quantitativi tossici di acidi grassi e acil-CoA (rispettivamente nel citoplasma e nel mitocondrio) e permette l’avviamento degli acetil-CoA alla sede mitocondriale per la produzione di energia.

3 Per le prestazioni sportive

I livelli di carnitina totale, di carnitina libera, di carnitina esterificata presenti nel nostro organismo possono essere misurati tramite il prelevamento di campioni di urina, plasma e tessuto (biopsie muscolari) umano. Grazie alla misurazione dei metaboliti della carnitina che accompagnano l’esercizio fisico, è stato possibile stabilire che l’allenamento intenso determina un’ingente domanda metabolica di carnitina. In tal caso l’assunzione esogena di carnitina può facilitare significativamente l’entrata degli acidi grassi nei mitocondri e la conseguente produzione di ATP (3).

Per garantire una continua disponibilità di energia durante l’esecuzione di un’attività fisica particolarmente intensa, possono essere assunte indistintamente sia la forma libera della L-carnitina che quella esterificata dell’acetil-Lcarnitina (singolarmente od in miscela).

I meccanismi che, in entrambi i casi, entrano in gioco sono riassumibili come segue (4):

-       Incremento dell’efficienza metabolica di utilizzazione delle molecole ad alta energia (lipidi).

-       Incremento della possibilità di bruciare grassi durante l’esecuzione dell’attività fisica.

-       Incremento dell’efficienza con la quale sono bruciati gli zuccheri.

-       Diminuzione del rapporto lattato/piruvato con relativo incremento della disponibilità energetica a livello cellulare.

-       Livelli ottimali di creatina contribuiscono a contrastare il naturale innalzamento di acetil-CoA che si verifica durante l’esercizio fisico.

-       Incremento diretto dell’attività degli enzimi che partecipano alla respirazione cellulare (più veloce produzione di energia).

-       Riduzione del dolore muscolare che può seguire un intenso esercizio fisico.

-       Riduzione dell’incremento dei battiti cardiaci durante l’istante di massima intensità dello sforzo.

-       Incremento della resistenza degli atleti durante sforzi prolungati.

-       Diminuzione della formazione di radicali liberi durante l’esercizio fisico.

4 Per le prestazioni intellettuali

Per la presenza del gruppo acetilico, l’acetil-L-carnitina è in grado di oltrepassare la barriera ematoencefalica ed è quindi più adatta della L-creatina libera ad ottimizzare la funzione cellulare nel distretto cerebrale.

In particolare, l’acetil-L-carnitina può prevenire il naturale deterioramento cellulare che può verificarsi in seguito al perduramento di situazioni di stress od all’invecchiamento. Coll’avanzare dell’età, infatti, la quantità di acetil-L-carnitina presente nel nostro cervello diminuisce. Per questa ragione, l’integrazione con tale sostanza è particolarmente indicata per le persone anziane. L’acetil-L-carnitina risulta di grande utilità anche nel caso in cui le cellule cerebrali siano state private di ossigeno per un breve lasso di tempo. E’ stato infatti verificato che, grazie alla somministrazione di acetil-L-carnitina, il recupero dei pazienti colpiti da ictus può essere più veloce (5).

Il meccanismo con il quale l’acetil-L-carnitina può prevenire il deterioramento delle cellule cerebrali ed ottimizzare la loro funzionalità  coinvolge diverse modalità. L’acetil-L-carnitina, oltre ad aiutare le cellule cerebrali ad avere a propria disposizione energia prontamente disponibile, agisce anche da potente antiossidante e contribuisce ad incrementare il livello di un importante messaggero molecolare, l’acetil-colina. La disponibilità di energia è particolarmente importante per le cellule cerebrali che, come è noto, non sono sostituibili.

L’acetil-L-carnitina è inoltre in grado di diminuire la perdita di recettori cellulari che normalmente avviene coll’avanzamento dell’età. Tali recettori sono quelli che permettono la comunicazione tra diversi neuroni: ottimizzare la loro funzionalità significa dunque ottimizzare la funzionalità cerebrale. L’acetil-L-carnitina agisce anche a livello dei neurotrasmettitori, vale a dire delle molecole che partecipano dal punto di vista chimico alla trasmissione dell’impulso.

Proprio per la sua capacità di incrementare la vitalità e l’energia a livello intellettuale, l’assunzione di acetil-L-carnitina risulta indicata anche nel trattamento della depressione, soprattutto di quella che compare in età avanzata.

In alcune sperimentazioni, inoltre, l’acetil-L-carnitina si è dimostrata in grado di (4):

-       diminuire l’accumulo di lipofuscina, un indice di invecchiamento nel cervello;

-       aumentare il livello del fattore di crescita NGF (nerve growth factor) che costituisce un composto importante nel mantenimento della funzionalità dei neuroni. Dato che col progredire dell’età i neuroni rispondono meno alla benefica azione dell’NGF, l’azione dell’acetil-L-carnitina si manifesta coll’incrementare anche la sensibilità dei neuroni nei confronti di tale composto;

-       mantenere la guaina mielinica di rivestimanto dei nervi (importante per il mantenimento della salute e funzionalità dei nervi stessi);

-       preservare l’informazione genetica custodita negli acidi nucleici RNA e DNA;

-       aiutare le cellule cerebrali ad utilizzare fonti energetiche alternative, quali ad esempio i lipidi od i corpi chetonici. L’assunzione di acetil-L-carnitina aiuta le cellule del nostro cervello ad adattarsi a livelli minori di glucosio nel sangue quali quelli che possono verificarsi tra un pasto (ipoglicemia). In tale modo è garantito al cervello un costante ed adeguato apporto di energia;

In sintesi, possiamo affermare che l’acetil-L-carnitina:

-       mantiene i neuroni vitali ed in salute;

-       aiuta i neuroni ad inviare ed a ricevere i segnali;

-       protegge i neuroni ed i loro recettori dal danneggiamento inflitto dallo stress.

Dal momento che il cervello sovrintende a tutti i processi che regolano lo stress e l’invecchiamento, agendo positivamente in ambito cerebrale, l’acetil-L-carnitina contribuisce al mantenimento dello stato di salute globale del nostro organismo.

5 Dosi

Le dosi normalmente consigliate per l’acetil-L-carnitina variano dai 250 ai 2.000-3.000 mg/die a seconda del tipo e dell’indirizzo della formulazione (6). A titolo indicativo, è possibile riportare i seguenti dosaggi (4):

-       per il mantenimento della funzionalità intellettuale: 250-1.000 mg/die

-       contro la depressione e per il sistema immunitario: 500-2.000 mg/die

-       per la performance sportive: da sola od assieme alla L-carnitina in dosi da 500 a 2.000 mg/die.

In corrispondenza dei dosaggi più elevati e/o prolungati, in alcuni soggetti possono presentarsi sogni più vivaci. Se si stanno assumendo farmaci a base di acido valproico (es. Depakote, Depakene), ma anche fenitoina (Dilantin) potrebbe essere necessario incrementare l’utilizzo di carnitina (in questi casi è sempre opportuno consultare prima il medico) (6). Acetil-L-Carnitina ed L-Arginina: sinergie e complementarieta’ fisiologiche

 

  L’acetil-l-carnitina (alc) e l’aminoacido L-arginina (arg)  presentano, con meccanismi bio-chimici diversi, diverse sinergie fisiologiche.

In sintesi, l’Arginina presenta :

- 1 azioni attive sul rafforzamento del sistema immunitario ( come alc ),

- 2 è un aminoacido glucogenico favorendo la formazione del glicogeno

   ( indirettamente anche l’alc, separanta dal gruppo acetilico),

- 3 riduce l’ammoniaca circolante, (azione disintossicante complementare alla alc)

- 4 può migliorare-ottimizzare la secrezione del GH endogeno( azione complementare l’alc); pare sia particolarmente attiva una  associazione di lisina  con arginina piroglutammato ( studio eseguito a Roma Università Cattolica)

- 5 può favorire la produzione endogena di ossido nitrico, noto vasodilatatore endogeno.

L’alc, tra le sue  numerose azioni  fisiologiche presenta:

- 1 un incremento della possibilità di bruciare i grassi durante l’attività  fisica ( azione sinergica e complementare all’arg per l’ottimizzazione secretiva del GH endogeno.

- 2 riduzione del catabolismo muscolare e probabile incremento-ottimizzazione della sintesi proteica,

- 3 incremento di tolleranza agli stressors quotidiani ed incremento di resistenza agli sforzi psico-fisici

- 4 riduzione del dolore post allenamento o da trauma

- 5 incremento delle facoltà cerebrali e mantenimento delle stesse nel tempo per l’azione protettiva a livello neuronale.

 Tali azioni  sono  sinergicamente  favorite  dall’arginina, infatti:

  -a livello cerebrale: l’ammoniaca in eccesso ( ridotta dall’arg) è dannosissima per le strutture neuronali; tali strutture sono protette con azione complementare dall’alc, sia per la riduzione di  lipofuscina, sia per  la coadiuvazione dell’alc nel mantenere integra la guaina mielinica e le strutture neuronali stesse.

La conseguenza della interazione alc+arg si può esplicare in un incremento delle funzionalità mnemoniche e cognitive nell’anziano e nel più giovane sotto stress cronico.

- a livello muscolare : l’ottimizzazione della produzione del GH da parte di arg  potrebbe favorire la massa magra ed aiutare a contrastare l’aumento di massa grassa, azione favorita anche  dall’aumento dell’ossido nitrico  sempre per l’azione di arg; tali azioni sono   sinergiche  a quelle esplicate dall’alc che ottimizza la sintesi proteica e l’incremento di glicogeno, favorendo così  le basi per l’incremento della massa muscolare o per contrastare il catabolismo nel sovra-allenato, nel soggetto con alti livelli di cortisolo, nel sedentario e nell’anziano.

Un incremento della performance globale , anche nella vita quotidiana,  potrebbe essere il risultato dell’assunzione di alc ed arg pilastri  sicuramente con molteplici azioni preventive, inserite in un  quadro globale di buona alimentazione.

-a livello del sistema immune : entrambe le molecole esercitano con    meccanismi diversi azioni rinforzanti il sistema immunitario che , come è noto, si riduce d’efficienza con il progredire degli anni o sotto stress cronico.  

-           come coadiuvanti in oligoastenospermie: sia l’arg sia la l-carnitina( e quindi anche l’alc de-acetilata) , possono essere utili per l’incremento della fecondità maschile e  per aiutare alcuni soggetti affetti da lievi carenze nella capacità erettile.

Per le azioni già sopra menzionate la sinergia alc-l-arginina può concretamente aiutare nel  contrastare alcuni effetti intossicanti,  inducendo anche degli effetti non solo squisitamente terapeutici ma anche di tipo preventivo nei confronti di alcuni  sintomi tipici del surmenage psico-fisico e da affaticamento cronico, molto comuni  ai nostri giorni ACINI D'UVA 

1 Introduzione

Le numerose proprietà terapeutiche attribuibili agli acini d’uva (Vitis vinifera, famiglia delle Vitaceae) rappresentano una scoperta relativamente recente della moderna fitoterapia. Gli sforzi della ricerca indirizzati all’identificazione di nuove terapie naturali hanno infatti condotto alla scoperta della presenza di numerosi componenti ad elevato potere antiossidante all’interno degli acini d’uva della specie Vitis vinifera. Tali componenti, le cosiddette proantocianidine oligomeriche (conosciute anche con la sigla OPCs), sono i principali responsabili delle molteplici virtù dell’estratto secco di acini d’uva. Le principali applicazioni di questo estratto riguardano, proprio in seguito all’alto potere antiossidante, la protezione dei vasi sanguigni e della retina, la prevenzione delle patologie dell’apparato cardiovascolare, nonché delle allergie e della degenerazione del collagene presente nei tessuti. Sono state inoltre identificate proprietà anti-infiammatorie, anti-mutagene ed anti-edematose (1).

2 Fitochimica

La proantocianidine oligomeriche (OPCs) presenti negli acini d’uva appartengono ad una classe di composti polifenolici molto diffusi in natura. Straordinaria, invece, è la loro concentrazione negli acini d’uva: estratti secchi ricavati dai semi di Vitis vinifera possono raggiungere infatti titolazioni in OPCs pari all’85-95%. Dal punto di vista molecolare, sono molecole polifenoliche complesse composte da più unità monomeriche (catechine ed epicatechine), la cui attività di contrasto nei confronti delle degenerazioni collegate alle reazioni radicaliche (danneggiamento ossidativo a carico di tutti i tessuti ed organi del nostro organismo) è estremamente elevata, in alcuni casi addirittura pari a cinquanta volte quella della vitamina C ed E (2, 15). Sembra inoltre che l’estratto di acini d’uva contenga acido gallico e relativi esteri, altri composti noti per le loro proprietà antiossidanti.

3 Proprietà

3.1 Contro l’insufficienza venosa ed i problemi circolatori

In maniera simile a quanto accade per gli antocianosidi presenti nel mirtillo, gli OPCs sono in grado di stabilizzare le pareti dei vasi sanguigni rinforzando il collagene e le proteine presenti a livello cutaneo, tendineo, cartilagineo e muscolare (3,4). Per questi motivi, l’estratto di acini d’uva è consigliato nei casi di fragilità capillare (che si manifesta come arrossamento visibile anche a livello cutaneo) e difficoltà a livello di microcircolazione.

Numerosi ricerche sperimentali supportano l’applicazione dell’estratto di acini d’uva nei soggetti affetti da insufficienza venosa. In uno studio a doppio cieco condotto su 92 soggetti affetti da insufficienza venosa (vene varicose), ad esempio, è stato osservato come una dose pari a 100 mg di OPCs tre volte al giorno abbia provocato notevoli miglioramenti a livello sintomatico (principalmente per quanto riguarda pesantezza, fastidio e gonfiore agli arti inferiori). Dopo un periodo di un mese, ben il 75% dei pazienti trattati ha rivelato sostanziali progressi nello stato di salute dei vasi considerati (5). Un altro studio a doppio cieco condotto su 50 persone affette da vene varicose agli arti inferiori ha dimostrato come l’efficacia di riduzione dei sintomi collegata ad un dosaggio pari a 150 mg/die di OPCs sia stata largamente superiore a quella del bioflavonoide diosmina, composto largamente utilizzato in Europa per la cura di questa patologia (6).

Un recente studio  condotto su ratti ha messo in evidenza le proprietà protettive degli OPCs contenuti nell’estratto di acini d’uva nei confronti degli eritrociti soprattutto per quanto concerne la perossidazione dei fosfolipidi di membrana e l’emolisi conseguente all’esposizione a radiazioni UVB. In particolare, tale azione si è verificata efficace nei capillari sub-epidermali. Tutto ciò sembra incoraggiare l’applicazione dell’estratto di acini d’uva in preparazioni mirate a contrastare l’insorgenza e l’esacerbazione del foto-danneggiamento cutaneo provocato da esposizione a raggi UVB (14).

3.2 Prevenzione delle malattie dell’apparato cardiovascolare

Proprio in seguito alle loro spiccate proprietà antiossidanti e coadiuvanti della circolazione, gli OPCs contenuti nell’estratto di acini d’uva sono in grado di rappresentare un valido aiuto per la prevenzione delle malattie a carico dell’apparato cardiovascolare, prime tra tutte l’arteriosclerosi e l’infarto (7,8). Sembra, inoltre, che agli OPCs possano essere attribuite proprietà anticoagulanti, ovvero di inibizione dell’aggregazione piastrinica, anche se a tal proposito necessari ulteriori studi (1).

3.3 Contro gli edema post-operatori

Le virtù sgonfianti gli OPCs contenuti nell’estratto di acini d’uva nei confronti degli edema post-operatori sono ormai note. In particolare, uno studio condotto su 63 donne reduci da un’operazione di asportazione di cancro alla mammella, ha evidenziato come 600 mg di OPCs al giorno per 6 mesi sono stati in grado di ridurre significativamente il gonfiore, il dolore, l’edema e la parestesia, ovvero tutti quei sintomi che affliggono normalmente il braccio delle pazienti che hanno subito questo tipo di intervento (9).

Anche gli edema presenti nei pazienti sottoposti a lifting facciale e quelli conseguenti ad ematomi o ferite sportive hanno risposto positivamente al trattamento con OPCs (10, 11).

3.4 Contro le visioni notturne

Uno studio a doppio cieco condotto su 100 soggetti sani ha dimostrato come la somministrazione di estratto secco di acini d’uva pari a 200 mg/die di OPCs possa significativamente migliorare le visioni ed i bagliori notturni (12, 13).

3.5 Altre potenziali applicazioni

Nonostante ulteriori ricerche siano necessarie a tal proposito, sembra che gli OPCs contenuti nell’estratto di acini d’uva possano esercitare un effetto benefico e preventivo anche nei confronti di: degenerazioni maculari (ovvero una delle principali cause della cecità senile), infiammazioni, allergie (soprattutto febbre da fieno), retinopatia diabetica e cancro (1). Alcuni recenti studi sembrano infatti attribuire all’estratto di acini d’uva definite proprietà antitumorali che si esplicherebbero soprattutto nei confronti di alcune linee cellulari coinvolte nel cancro alla prostata ed in quello della cavità orale (16, 17).

4 Posologia e tossicità

La dose normalmente consigliata per l’estratto secco di acini d’uva varia in funzione del titolo in OPCS (normalmente espresso come “Procyanidolic value”) ed alla finalità per la quale lo si assume. Come generico antiossidante basta infatti un quantitativo corrispondente a 50 mg/die di OPCs. Per il trattamento, invece, di patologie specifiche (per es. vene varicose) il dosaggio indicato può variare da 150 a 300 mg/die OPCs.

Gli OPCs contenuti nell’estratto di acini d’uva sono considerati come generalmente non tossici (18). Gli effetti collaterali sono rari e limitati a occasionali reazioni allergiche e leggeri disturbi digestivi. Fino ad ora comunque non sono ancora stati definiti dosaggi massimi di sicurezza riferibili a bambini, donne incinta od in allattamento e soggetti affetti da patologie al fegato od ai reni. Dal momento che agli OPCs contenuti nell’estratto di acini d’uva sono attribuite potenziali proprietà anticoagulanti, è bene premunirsi non assumendo prodotti che li contengono nel caso ci si stia sottoponendo a trattamenti con farmaci a base di eparina o warfarina (1).

5 Sinergie

L’assunzione dell’estratto di acini d’uva può incrementare la sua efficacia se associata a quella di altri estratti contenenti OPCs, primo fra tutti l’estratto di corteccia di pino. Anche la contemporanea somministrazione delle vitamine C ed E ne incrementa l’attività di contrasto nei confronti dei radicali liberi. In particolare, infatti, mentre l’azione della vitamina E si rivolge soprattutto agli agenti ossidanti liposolubili e quella della vitamina C è indirizzata alla frazione idrosolubile, l’attività antiossidante degli OPCs contenuti nell’estratto di acini d’uva si esplica su entrambi i fronti (1).

Per il miglioramento della circolazione sanguigna ed il trattamento delle vene varicose, altre sinergie potrebbero derivare dall’abbinamento dell’estratto di acini d’uva a quello di: mirtillo, centella asiatica, ippocastano, thè verde, guggul ed ananas (bromelina) Polivitaminico-multiminerale

polivitaminici multiminerali, pur avendo efficacia indubbia, sono molto spesso trascurati dagli utenti delle palestre. Infatti, pur non avendo particolare effetto ergogeno ad alte dosi, è ormai dimostrato che la media della popolazione non raggiunge i quantitativi minimi consigliati dalle RDA. Questo avviene a causa di un'alimentazione povera di frutta e verdure fresche. Le coltivazioni vengono effettuate in maniera intensiva con l'uso di fertilizzanti NPK: il prodotto risultante è povero degli altri minerali indispensabili per l'uomo. Non solo, dalla raccolta del prodotto alla nostra tavola, passano diversi giorni, sufficienti a far degradare molti micronutrienti essenziali (ad esempio è probabile che le arance che comprate contengano 0 vitamina C). Non sto ad approfondire in merito, Vi rimando alla letteratura sul tema. Qui vi basti sapere che una larga parte della popolazione non assume sufficienti micronutrienti, a maggior ragione se hanno un'attività fisica intensa regolare, che ne aumenta il fabbisogno. Consiglio quindi, sia ai ragazzi che alle ragazze, l'integrazione giornaliera tutto l'anno con un integratore polivitaminico-multiminerale tipo MULTICENTRUM o equivalente generico, in ragione di una-due compresse al dì. La paura di ipervitaminosi è assolutamente infondata. Gli unici micronutrienti che potrebbero dare preoccupazioni, sono la Vit. A (ma non è in forma di retinolo, bensì di beta carotene che ha un livello di tossicità molto basso anche ad alte dosi), la vitamina D (che inizia ad esser tossica sui 50 mcg, l'equivalente di 5 compresse). Gli altri micronutrienti diventano tossici solo a dosaggi improponibili. Non per niente, il MULTICENTRUM è un farmaco da banco (vedi premessa).

Acido Ascorbico (Vitamina C)

Consiglio ad entrambi i sessi che hanno vita sportiva ben attiva, l'assunzione di 1-2 grammi di vitamina C al giorno, suddivisa in più dosi giornaliere. E' certa la sua non tossicità almeno fino a 5 grammi. Vi sembrano tanti 1-2 grammi rispetto alla RDA che è di 60 mg? Chi vi scrive non è un imbecille, sa quello che dice. Se date un'occhiata ai miei books noterete che dimostro con i fatti le mie parole. Il Dr. LINUS PAULING (due premi nobel) assumeva sino a 20 g di acido ascorbico al dì. Il premio nobel prof. Giorgyi consiglia che per una salute ottimale la vitamina C deve essere assunta in grammi. Non ha effetti ergogeni diretti, ma un elevato potere antiossidante e di prevenzione delle malattie, tra cui il cancro (!!!). E' una vitamina poliedrica, vi consiglio di approfondirne il suo vasto raggio di azione.

Tocoferolo (Vit. E)

Consiglio ad entrami i sessi l'assunzione di vitamina E in ragione di 300/600 mg al dì, dato il suo eccezionale effetto antiossidante. E' certa la sua non tossicità sino a 3200 mg. Consiglio di utilizzarla due mesi sì e uno no, dato che il corpo umano la immagazzina nel tessuto adiposo. Per chi, comunque, la utilizza tutto l'anno (me compreso da anni), se ha una intensa attività fisica non dà problemi, ma solo benefici.

Olio di lino, olio di soiaolio di canapaolio di pesce:

Cercare astrusi integratori sul mercato, ed avere un'integrazione insufficiente di acidi grassi essenziali, è una "somarata". Secondo Udo Erasmus, un'autorità sugli EFA, bisognerebbe assumere tutti i giorni 3-6 g di acido linoleico (omega 6) e 1-3 g di acido linolenico (omega 3). C'è comunque molta confusione il letteratura circa il corretto rapporto che deve sussistere tra omega 3 e omega 6. Personalmente ritengo più corretto, in accordo con altri autori, che il rapporto tra omega 3 e omega 6 stia 3 a 1. Bilanciate correttamente questo rapporto integrando con olio di pesceolio di lino, olio di canapa e olio di soia, in accordo con il Vostro nutrizionista.

Creatina

Consiglio l'uso di questo integratore solo ai ragazzi. Trovo ridicolo far integrare con creatina ad una ragazza, anche se concettualmente non sarebbe sbagliato. Questo integratore è ormai certissimo che provochi ipertrofia diretta tramite l'aumento dell'idratazione, quindi del volume cellulare, determinando i presupposti per una maggiore sintesi proteica. Provoca ipertrofia indiretta aumentando sensibilmente la potenza negli esercizianaerobici ad alta intensità e abbassando il PH (l'integrazione rallenta l'accumulo di acido lattico di circa il 70%). Ne consiglio quindi l'utilizzo in fase di ipertrofia. In base alla letteratura e all'esperienza, suggerisco di utilizzare creatina monoidrata micronizzatain ragione di "peso corporeo x 0.3 in grammi" al giorno per 5-7 giorni. Passare poi a 3-5 grammi al giorno per altre tre settimane. Ripartire con un'altra settimana si saturazione ed utilizzare questo integratore sino a 3 mesi. Suddividere l'assunzione in diverse dosi nell'arco della giornata, con acqua, e almeno mezz'ora prima dei pasti. Questa sua modalità di assunzione lo rende scomodo come integratore, per chi lavora, e questo è il suo unico difetto consistente.
Qualora rileviate problemi intestinali per difficoltà di assimilazione, provate le forme egualmente valide di creatina effervescente, creatina tamponata. Non essendoci ancora certezza scientifica circa la minor o maggior efficacia tra le forme di creatina, è mio consiglio che partiate utilizzando la comunqe valida creatina micronizzata. Solo se rileverete problemi di assimilazione, passerete a forme più tecnologiche.
Ricordate che la caffeina inibisce l'efficacia di questo integratore.Sconsiglio l'utilizzo di creatina monoidrata micronizzata associata a destrosio. E' vero che un picco di insulinapermette un maggior incameramento di questo integratore da parte del muscolo, ma è anche vero che la pratica è insalutare e "ingrassante". Non solo, ma i tempi di assorbimento di creatina e destrosio sono diversi. Quando lo zucchero ha creato il picco di insulina, la creatina non è ancora entrata nel sangue. Quando poi entrerà, l'insulina sarà già scesa. Quindi: NON FATELO!"

BCAA

Questo integratore è un altro prodotto sicuramente efficace e consigliabile. Viene venduto nell'efficace proporzione 2-1-1, in associazione alla piridossina (Vit. B6). Non passa attraverso il fegato, ma viene metabolizzato direttamente nei muscoli (infatti è comunemente commercializzato addirittura per leepatopatie). Quindi la leggendache i ramificati facciano male al fegato è una idiozia.
Brevemente, i ramificati: stimolano la sintesi proteica, limitano la formazione di ammoniaca, danno maggiore energia, danno maggior recupero, associati ad altri aminoacidi glucogenici quali glutamminaalanina e glicina hanno una forte azione anticatabolica. Consiglio di assumere 1-2 g di BCAA durante i pasti principali per aumentare il valore biologico delle proteine ingerite. Consiglio altresì di assumere i ramificati durante i giorni di allenamento, metà un'ora prima e metà subito dopo. Dose da me suggerita: 1/3 del peso corporeo in grammi (metà prima la seduta e metà dopo). Come già citato, prima della seduta è ancora meglio assumerli in associazione a glutammina, alanina e glicina per il massimo effetto anticatabolico.

Mass Gainers

I mass gainers sono disponibili in forma di barrette o di polveri. Per le ragazze suggerisco la forma in barrette, dato che trovo kitsch la combinazione ragazza + barattolone. In genere, inoltre, le ragazze vedono di cattivo occhio i barattoli grandi di integratori. Certo, capita di rado di far assumere un mass gainer ad una ragazza. Quindi diciamo che questo paragrafo è più per lui che per lei. I mass gainer contengono i macro e i micronutrienti nelle giuste proporzioni, con proteine ad alto valore biologico in percentuale del 20 fino al 40%. I carboidrati sono in forma di maltodestrine che consentono un rilascio glicemico costante. Le dosi di utilizzo sono da concordare in base al profilo alimentare prescritto.

Proteine

E' raro far integrare proteine ad una ragazza. Ma se si rivela necessario, si utilizzi la forma in barrette, per le motivazioni citate al punto 3. Occhio al prezzo. Infatti parte delle proteine in polvere in commercio sono di scarsa qualità e sono ottenute con un trattamento a base di acidi; questo le rende ricche di sodio e di aminoacidi destrogiri, quindi potenzialmente tossiche. E' una lavorazione molto economica. Ecco perchè: OCCHIO AL PREZZO. Nell'acquistare le confezioni controllate sempre la percentuale di sodio e diffidate dei prodotti a prezzo troppo basso. Le proteine migliori sono quelle dell'uovo e del latte. Per la fase di massa, fase leggermente ipercalorica, utilizzate le proteine del siero, in quanto hanno più rapida digestione e non affaticano ulteriormente l'apparato digerente. Le dosi, di circa 30 g di proteine per volta, devono essere assunte con una frequenza dipendente dal protocollo alimentare globale assunto.

Coleus ForskohliiGuggulsteroni

Sono dei tireostimolanti ad effetto comprovato e di libera vendita da banco. La forskolina stimola significativamente la tiroide e l'adenilato ciclasi. Le dosi consigliate del prodotto standardizzato per il 10% di forskolina sono di 165-250 mg 3-4 volte al dì.I guggulsteroni, oltre a stimolare la tiroide, riducono significativamente i livelli ematici di colesterolo etrigliceridi. La dose consigliata  è di 20 mg di estratto puro 3-4 volte al dì. Entrambi i princìpi attivi non interferiscono con la normale produzione di T3 e T4 da parte del corpo umano.

Tarassaco officinalis

Ecco un diuretico efficace di libera vendita per ambo i sessi, che oltretutto possiede una fonte incorporata dipotassio. Da leccarsi i baffi! La dose consigliata è di 500-1000 mg 3 volte al dì per max 3 giorni. Perchè per massimo tre giorni? Perchè l'organismo umano dopo già 36 ore, si accorge dello squilibrio idrico generato, e attiva meccanismi per riportare l'omeostasi (vedere carica/scarica di sodio, metodica tipica del body building). Quindi vi consiglio di usare questo integratore solo in previsione di un book, o di una ricorrenza importante per la quale volete avere un aspetto ancora più asciutto e compatto. Ripeto: non utilizzatelo in maniera cronica. Mi rivolgo soprattutto alle ragazze che spesso chiamano ritenzione idrica i loro eccessi adiposi, per ragioni.... "diplomatiche", e assumono cronicamente e INUTILMENTE diuretici.

Blend di beta stimolanti

Questi blend sono il non plus ultra di libera vendita per la definizione di lui e di lei. Contengono in proporzioni variabili: alcaloidi del cacaocaffeinaguaranà , the verdepepe di cayenna, ecc. Utilizzati fino a due mesi di seguito associati ad una dieta ipocalorica ipocarboidratica, portano ad una sensibile definizione e compattezza. I dosaggi dipendono dal prodotto utilizzato. Li ritengo i migliori integratori per la definizione di comprovata efficacia. Non utilizzateli però oltre due mesi di fila e verificate con il vostro professionista lo stato di salute del vostro apparato cardiocircolatorio, dato che comunque posseggono alcune controindicazioni. Si trovano anche in forma di pomata spalmabile, che coaudiuva il dimagrimento nelle zone più ostiche.

Proteine in polvere

In fase di definizione è utile integrare con proteine della caseina, in quanto hanno lenta digestione e tendono a gonfiarsi, portando senso di sazietà . Senso utilissimo, quando si mangia poco. La dose dipende dall'intero programma giornaliero. Si consideri però che in dieta ipocarboidratica la quota proteica può salire sino a 3-3.5 g di proteine pro chilo di peso corporeo. Utili, in fase di definizione, anche gli aminoacidi glucogenici (si veda BCAA più sopra), anche per le ragazze, dato che in questa fase il maggior pericolo è rappresentato dal catabolismo della massa magra.

Glicerolo

Se vi allenate nei mesi caldi, prendete in considerazione l'utilizzo di glicerolo. Idratatevi con 1g di glicerolo pro chilo di peso corporeo in 1-2 litri di acqua da bere sino a sei ore prima dell'attività. Vi permetterà di sopportare il caldo e vi darà più pompaggio.Chiudo qui la panoramica degli integratori da me consigliati. Quelli citati, hanno un fior di letteratura scientifica a supporto, e sono più che sufficienti a darvi ciò che ricercate sia in fase di massa che di volume, senza che perdiate troppo tempo nella jungla degli integratori pubblicizzati.E ricordate sempre, qualora esca un integratore nuovo, di aspettare! Non lasciatevi ingannare dalla pubblicità dirompente con cui si presenterà. E' di libera vendita? Allora non fa miracoli.... ALFA ACIDO LIPOICO 

1 Introduzione

L’acido alfa lipoico è un composto che ricopre un ruolo chiave nel metabolismo energetico cellulare della maggior parte degli esseri viventi, a partire dai batteri per arrivare fino all’uomo. Sono inoltre note le sue spiccate proprietà antiossidanti. Per questa ragione, l’assunzione di acido alfa lipoico sotto forma di integratore alimentare, può essere di grande utilità per attivare queste funzioni di vitale importanza per l’organismo.

2 Acido alfa lipoico: ruolo e biochimica

L’acido alfa lipoico è una molecola relativamente piccola formata da una catena di otto atomi di carbonio e due di zolfo collocati nella parte terminale. Nella forma ridotta, nota anche con il nome di acido diidrolipoico, gli atomi di zolfo sono presenti come tioli liberi (–SH), mentre nella forma ossidata, grazie alla generazione di un legame disolfuro (-S-S-), danno origine ad una struttura terminale ad anello (“dithiolane ring”). Data la sua particolare struttura molecolare, l’acido alfa lipoico può sia andare incontro a reazioni di ossido-riduzione, che fungere da trasportatore di elettroni, o di gruppi acetilici (o altri acili). (Vedi figura 1)

Per questo motivo, l’acido alfa lipoico agisce da cofattore per numerosi enzimi che partecipano al processo di conversione del glucosio, degli acidi grassi e delle altre fonti energetiche in adenosin trifosfato (ATP) (es. piruvato deidrogenasi, alfa-chetoglutarato deidrogenasi). Tale processo, che avviene a livello dei mitocondri cellulari, comprende quel complesso insieme di reazioni che è noto con il nome di “ciclo di Krebs”. La disponibilità di acido lipoico a livello cellulare, aumenta la percorribilità del ciclo di Krebs e conseguentemente anche l’efficienza dell’intero processo.

3 Attività antiossidante

L’acido alfa lipoico possiede alcune particolari caratteristiche che lo rendono non solo straordinariamente efficace come antiossidante, ma anche assolutamente indispensabile al nostro organismo per contrastare i danni associati alla formazione di radicali liberi. Le peculiarità che lo rendono unico sono le seguenti:

a)       Alta assorbibilità: essendo una molecola relativamente piccola, l’acido alfa lipoico può essere prontamente assorbito e trasportato attraverso le membrane cellulari dove può quindi esercitare la sua azione.

b)       Versatilità: l’acido alfa lipoico mantiene la sua attività sia nei comparti cellulari acquosi (citoplasma) che in quelli lipidici (membrana cellulare).

c)       Mantenimento del potere antiossidante in entrambe le forme: sebbene la forma ridotta (acido diidrossi lipoico) sia la più attiva, anche a quella ossidata sono associabili apprezzabili proprietà antiossidanti.

d)       Ampio spettro d’azione: l’acido diidrossi lipoico è attivo contro numerose specie radicaliche (ad esempio: radicali di tipo perossil, idrossil e perossi-nitritico, oltre a superossidi ed idroperossidi).

e)       Rafforza e completa la rete difensiva messa a punto dalle altre molecole antiossidanti. L’acido alfa lipoico nella forma ridotta (acido diidro lipoico) è in grado di donare il suo elettrone alle forme ossidate e quindi non più attive di glutatione (glutatione disulfide) e di vitamina C (acido deidroascorbico), rigenerandole a glutatione ridotto e ad acido ascorbico. A sua volta, la vitamina C in forma ridotta è in grado di riattivare la forma ossidata della vitamina E (cromanossil radicale) riducendola a tocoferolo (vitamina E attiva). A tutto questo processo può essere associato carattere di ciclicità. Dopo la donazione di un elettrone, l’acido diidro lipoico ritorna alla forma ossidata di acido lipoico. Dal momento che anche l’acido lipoico nella forma ossidata possiede proprietà antiossidanti, il ciclo di rigenerazione può proseguire nell’interesse della cellula.

f)         Contenimento della fuoriuscita di radicali liberi originatisi in concomitanza di un metabolismo energetico spinto: la metabolizzazione dell’energia attraverso il ciclo di Krebs, quando è molto spinta, favorisce la formazione di radicali liberi. Anche se la maggior parte di questi radicali sono contenuti nell’ambito delle reazioni chimiche del metabolismo energetico, una piccola parte può fuoriuscire e condurre gradualmente al danneggiamento cellulare. La disponibilità di acido lipoico, sebbene aumenti la percorribilità del ciclo di Krebs ed il conseguente rendimento energetico, incrementa anche il contenimento dei radicali liberi in formazione nel corso dell’intero processo. In tal modo viene garantito un sufficiente effetto protettivo, anche in condizioni di elevato rendimento energetico.4 Miglioramento del controllo del glucosio

L’acido alfa lipoico non è in grado solo di incrementare l’efficienza dell’insulina, ma può migliorare anche il trasporto del glucosio all’interno delle cellule utilizzando vie indipendenti da quelle dell’insulina stessa. Tutto ciò, unitamente ad una migliore efficienza dell’utilizzazione del glucosio attraverso i normali processi metabolici, contribuisce alla normalizzazione del livello di glucosio nel sangue. In tal modo, la probabilità che si formino alcuni pericolosi composti di carattere radicalico, i cosiddetti AGEs (“Advanced Glycation End-products”) risulta sensibilmente ridotta. Tali prodotti si possono infatti generare a partire dalle proteine cellulari in seguito all’accumulo di elevati livelli di glucosio nel sangue. E’ ormai noto come le reazioni di glicosilazione e la formazione degli AGEs contribuiscano all’invecchiamento ed alla degenerazione cellulare. In loro presenza aumenta anche la predisposizione dell’organismo nei confronti di alcune patologie, in particolare modo di quelle che interessano l’apparato cardiovascolare.

L’acido alfa lipoico possiede inoltre la proprietà di ridurre la resistenza all’insulina, tipico fenomeno che concorre all’insorgenza di alcune patologie, quali il diabete e la cosiddetta “Sindrome X” (un disturbo collegato sempre alla resistenza insulinica ed, a seconda dei casi, anche ad altri fattori, quali ad esempio: l’intolleranza al glucosio, il sovrappeso, l’ipertensione arteriosa, la trigliceremia e l’ipercolesterolemia).

5 Per la funzionalità nervosa

L’acido alfa lipoico è in grado di proteggere i nervi dal danneggiamento agendo su diversi fronti. In primo luogo, limitando i danni provocati dai radicali liberi, li preserva da una pericolosa degenerazione. Secondariamente, migliorando la velocità della comunicazione nervosa, ne ottimizza la funzionalità. Inoltre, l’acido alfa lipoico esercita un’azione normalizzante nei confronti della sensibilità nervosa, riducendo in tal modo sia il dolore che la torpidità sensoriale.

Nel caso particolare della sciatalgia, ad esempio, sembra che la somministrazione di acido alfa lipoico possa aumentare nel nervo sciatico la presenza di alcune sostanze ad azione neurotropica, quali ad esempio il neuropeptide Y. Ciò migliorerebbe sensibilmente la funzionalità nervosa e diminuirebbe il dolore.

6 Contro la cataratta

Da numerosi studi condotti su animali è emerso come la somministrazione di acido alfa lipoico possa ridurre il rischio della comparsa di cataratta. Questa patologia è molto spesso correlata ad elevati livelli di glucosio nel sangue ed alla sovraesposizione alla luce solare. Tali fattori infatti contribuiscono alla formazione di radicali liberi, i quali possono poi provocare danni alle proteine delle lenti dell’occhio e favorire la generazione degli AGEs.

Uno dei principali antiossidanti presenti nel fluido che circonda l’occhio è il glutatione. Come è già stato detto, l’acido alfa lipoico può contribuire alla rigenerazione del glutatione. Tutto ciò risulta di particolare importanza dal momento che la molecola del glutatione, a causa delle sue dimensioni, non è facilmente assorbibile a livello intestinale e quindi neppure prontamente assimilabile per via orale. C’è inoltre da sottolineare che l’acido alfa lipoico contiene zolfo, vale a dire uno dei più importanti componenti della molecola del glutatione. L’integrazione con acido alfa lipoico può dunque risultare di grande utilità per incrementare i livelli di glutatione nel nostro organismo, soprattutto nei distretti nei quali esso riveste particolare importanza.

7  Altro

L’ictus è una grave patologia alla base della quale si colloca la formazione di un coagulo che blocca il flusso di sangue in un vaso del cervello e conduce al parziale o totale soffocamento delle cellule nella zona interessata. Anche dopo che è stata rinstaurata la circolazione, data comunque l’avvenuta formazione di un ingente quantitativo di radicali liberi, le cellule possono continuare ad essere danneggiate. In questo caso, la disponibilità di acido alfa lipoico può risultare di vitale importanza per la minimizzazione dei danni.

Le applicazioni terapeutiche dell’acido alfa lipoico possono estendersi anche in altri campi, ad esempio nel trattamento degli avvelenamenti da funghi Amanita e Galeriana. Le tossine prodotte da questi funghi, infatti, sono in grado di inibire la normale funzionalità del fegato e di distruggere le cellule epatiche. L’estrema tossicità di tali composti può condurre a conseguenze gravissime che comprendono, in funzione della dose ingerita, anche il coma e la morte. Il trattamento più diffuso è rappresentato dal trapianto del fegato. Questa soluzione, per motivi di varia natura, non è sempre attuabile. L’azione benefica che può esercitare in questi casi l’acido alfa lipoico non sembra tanto diretta alla neutralizzazione delle tossine quanto piuttosto alla stimolazione della reattività delle cellule epatiche. Ciò è direttamente visibile dalla graduale normalizzazione di alcuni enzimi, quali ad esempio la SGPT.

L’azione epato-protettiva esercitata dall’acido alfa lipoico è di notevole interesse terapeutico, anche se necessita di ulteriori approfondimenti. Per queste ragioni, gli integratori a base di acido alfa lipoico potrebbero in futuro rappresentare un’ulteriore arma preventiva a nostra disposizione per la difesa nei confronti delle sostanze tossiche con le quali possiamo involontariamente venire a contatto tutti i giorni.

8 Posologia e tossicità

L’acido alfa lipoico è solitamente presente in maggiori quantità nei tessuti che sono più ricchi di mitocondri, ovvero di quelli organelli cellulari nei quali avvengono la maggior parte delle reazioni deputate alla produzione di energia. In pratica, l’acido alfa lipoico è presente nelle foglie delle piante che contengono mitocondri e nei tessuti vegetali non fotosintetici, quali ad esempio i tuberi delle patate. Ne sono particolarmente ricchi anche i broccoli e gli spinaci. La maggiore fonte di acido lipoico rimane comunque la carne rossa e alcune frattaglie (in particolare modo il cuore).

Sebbene l’acido lipoico non rappresenti di per sé un costituente definibile come essenziale, dal momento che il nostro organismo è in grado di sintetizzarlo, esso si ritrova comunque in quantità abbastanza ridotte nel corpo umano. Sussistono inoltre problemi di biodisponibilità per l’acido lipoico contenuto negli alimenti in quanto esso è presente in forma complessata con la lipolisina e crea un insieme più grande e più difficilmente assorbibile.

Quanto fino ad ora osservato gioca dunque a favore dell’assunzione di acido alfa lipoico tramite integrazione. I dosaggi ottimali possono variare di molto in funzione delle caratteristiche individuali, dello stile di vita, dell’attività fisica, dell’esposizione ai raggi solari e della dieta.

La dose comunque normalmente consigliata a scopo genericamente preventivo nei confronti delle degenerazioni causate dai radicali liberi per i soggetti sani è di 50 mg/die, da assumersi preferibilmente in associazione con altri composti ad azione antiossidante (quali ad esempio: vitamine A, C, E, Selenio, Coenzima Q10, etc..). Per l’attenuazione dei disturbi collegati all’intolleranza al glucosio ed alla Sindrome X sono invece suggeriti dai 100 ai 300 mg/die.

In presenza di soggetti diabetici, invece, sono consigliabili 600 mg/die, da assumersi però sotto stretto controllo medico. In tali casi infatti, la somministrazione di alte dosi di acido alfa lipoico può diminuire il fabbisogno di altri farmaci in grado di abbassare il livello di glucosio nel sangue.

Per quanto concerne la tossicità, possiamo affermare che l’assunzione giornaliera di 50 mg/die di acido alfa lipoico non è stata fino ad oggi collegata con alcun effetto collaterale specifico. Alcuni studi, che hanno coinvolto dosaggi da 100 a 600 mg/die per periodi dai tre ai sei mesi, hanno evidenziato una bassa tossicità sugli esseri umani. Per dosaggi molto più alti sono invece stati riportati, anche se solamente in casi sporadici, significativi decrementi della glicemia ed alcune reazioni allergiche a livello cutaneo. Altre ricerche hanno inoltre documentato l’assenza di potere mutageno, teratogeno o cancerogeno. Alfa-GlicerilFosforilColina 

La L-Alfa-GlicerilFosforilColina (Alfa-GPC) è un precursore e metabolita naturale dei fosfolipidi derivati dalla lecitina della soia. L'Alfa-GPC è stata indicata per rafforzare gli effetti dell'ormone che provoca il rilascio dell’ormone della crescita (GHRH = growth hormone releasing hormone) e per aumentare la secrezione umana dell'ormone della crescita (hGH = human growth hormone) in individui giovani ed anziani attraverso numerosi studi scientifici.

L'Alfa-GPC inoltre interessa i sistemi numerosi dei neurotrasmettitori biochimici che sono stati implicati nello sviluppo di disfunzione della memoria relativa all'età (ARMD) migliorandone i parametri neuropsicologici.

La stimolazione di acetilcolina ed il conseguente naturale rilascio dell’ormone della crescita (GH) sono soprattutto il risultato di stimolo del sistema colinergico dei neurotrasmettitori; tuttavia, altre modulazioni e sistemi biochimico-relativi dei neurotrasmettitori sono implicate.

L’attività dell’Alfa-GPC è stata dettagliatamente documentata in studi effettuati su animali ed umani. Il normale utilizzo nella dieta di Alfa-GPC, in quantità che variano da 300 a 1000 mg/giorno, ha contribuito ad un significativo miglioramento delle attività di seguito riportate: 

Aumento della secrezione umana endogena dell'ormone della crescita (hGH) dal pituitario anteriore insieme con l'ormone che provoca il rilascio dell’ormone della crescita (GHRH); cioè sia Alfa-GPC che GHRH si comportano in maniera concertata per stimolare naturalmente il rilascio di hGH.

Stimolo della sintesi enzimatica della fosfatidilcolina (PC) in nervi, cellule del muscolo e tutte le membrane delle cellule, neutralizzanti la diminuzione relativa all'età nella biosintesi del fosfolipide (PC).

Precursore di acetilcolina (ACh); quindi, l'Alfa-GPC attiva la trasmissione colinergica che consente lo sviluppo e la maggiore resistenza nei programmi di formazione body-building, riducendo i valori di somatostatina nell'asse ipotalamico-pituitario.

Incremento naturale di colina, sostanza nutriente che sostiene le funzioni lipotrofiche (transferasi metiliche) nel fegato in sinergia con acido folico, e vitamine del gruppo B.

La colina è un componente essenziale dei fosfolipidi ed è il blocchetto di costruzione per acetilcolina, un neurotrasmettitore importante del sistema nervoso centrale. Quando un livello declinante della colina si trasforma in un fattore di limitazione nella sintesi di acetilcolina, che può accadere durante l’attività sportiva e le altre attività stressanti, le prestazioni fisiche e mentali  possono essere influenzate negativamente. Il rilascio intrinseco di hGH declina significativamente dopo adolescenza. Il risultato di questo declino si manifesta con resistenza diminuita alle malattie, diminuzione della vitalità ed aumento dei tempi di recupero, con perdite nella massa e tono muscolare, con aumenti nella massa grassa e con peggioramento dei cicli del sonno.

Gli studi scientifici  dimostrano che l’Alfa-GPC oralmente somministrata. è assorbita rapidamente dal tratto gastrointestinale ed è trasportata all’interno di cellule e tessuti, particolarmente il cervello. L’Alfa-GPC attraversa la barriera emato-encefalica ed agisce come stimolante colinergico nervoso centrale del sistema (SNC) aumentando la secrezione GHRH ed il conseguente stimolo di hGH dalle cellule del somatotropiche nel pituitario anteriore.

Di seguito sono riportati i relativi meccanismi funzionali: 

Modulazione delle funzioni colinergiche che contribuiscono ad un decremento dei livelli di somatostatina (prodotto dall'ipotalamo).

Regolazione nello stimolo della sintesi del hGH che deriva dalla liberazione dell’ Hormone/Factor (GHRH/ghrf) e stimolo del recettore all’enzima che regola la sintesi del hGH e la relativa secrezione successiva dal pituitario anteriore.

L'Alfa-GPC è stata amministrata a oltre tremila pazienti e volontari nelle prove e negli studi clinici pubblicati nelle più prestigiose riviste scientifiche.

Derivata completamente da fonti naturale, l’Alfa-GPC può essere assunta singolarmente o in combinazione con altri ingredienti, quali vitamine e minerali.

L'Alfa-GPC ha quindi applicazione particolare nei supplementi di nutrizione anti-age e sportivi destinati ad individui interessati a prestazioni superiori in particolari esercizi fisici 

Chitosano oligosaccaridico idrosolubile

 

1 Che cos’è

Il normale chitosano è un polisaccaride derivato dalla chitina. La chitina si trova, in natura, nel plancton e nell’esoscheletro dei crostacei (granchi, aragoste, gamberetti, etc.). La molecola del chitosano è ottenuta da quella della chitina tramite deacetilazione, ovvero rimozione dei gruppo acetilici presenti in posizione 2 (vedi figura 2). Strutturalmente, quindi il chitosano è rappresentato da una catena di molecole di (b-(1®4)-D- glucosio caratterizzate dal possedere gruppi aminici in luogo degli idrossili in posizione 2 come descritto dalla formula Poli(b-(1®4)-2-amino-2-deossi-D-glucosio).

Il chitosano oligosaccaridico sale della vitamina C, rappresenta un’innovazione sul fronte dei chitosani. La sua molecola, che si presenta in forma di ascorbato (sale della vitamina C), ha dimensioni e peso molecolare ridotto ed è completamente idrosolubilile. Viene ricavato a partire dal normale chitosano (polisaccaridico) mediante un complesso processo di trasformazione che utilizza un enzima multifunzionale conosciuto col nome dichitosanasi-KPB. (vedi figura 1).

2 Proprietà

Il chitosano oligosaccaridico sale della vitamina C possiede alcune caratteristiche funzionali e tecnologiche che lo differenziano dal normale chitosano e lo rendono una molecola versatile e innovativa (vedi tabella 1).

Le proprietà attribuibili al chitosano oligosaccaridico sale della vitamina C possono essere riassunte come segue:

? Attivazione del sistema immunitario (8, 11, 12, 13, 17, 20).

? Promozione della crescita della flora intestinale batterica, es. Bifidobacterium (2).

? Riduzione dei tassi di lipidi e colesterolo ematico (3, 15, 16).

? Attivazione della funzione epatica (3).

? Attività antibatterica (8, 11, 14a, 20)

? Azione anticancerogena (1, 6, 7, 8).

? Prevenzione e/o cura dell’ipertensione (3, 9).

? Prevenzione nei confronti della diarrea e della stitichezza, regolarizzazione della funzionalità intestinale (9, 17, 18).

? Prevenzione dei disturbi correlati al sovra-consumo di alcol (3, 18, 19)

La forma di ascorbato (sale della vitamina C) conferisce alla molecola del chitosano oligosaccaride  numerosi vantaggi di tipo sia applicativo che tecnologico. Come è noto, infatti, la presenza di vitamina C apporta potere antiossidante, nonché promuovente nei confronti del metabolismo cellulare, della ricostruzione tessutale (sintesi del collagene), dell’assorbimento del ferro, etc. Dal punto di vista tecnologico, si ottengono invece notevoli vantaggi in termini di termostabilità (vedi figura 2).

2.1 Attivazione del sistema immunitario

L’azione di stimolazione del sistema immunitario esercitata dal chitosano oligosaccaridico sale della vitamina C si esplica su vari fronti. Ad esso possono essere infatti attribuite proprietà anticancerogene, probiotiche, antimicrobiche e stimolanti nei confronti della funzionalità epatica.

In alcuni studi condotti su topi BALB/c è stato osservato come la somministrazione di dosi superiori a 1 mg/kg di chitosano oligosaccaridico sia stata in grado di inibire la crescita di un particolare tipo di tumore (Meth-A). Il meccanismo coinvolto secondo questo studio sembra essere quello di un incremento della produzione di linfochine, comprese le interleuchine 1 e 2, e della conseguente proliferazione dei linfociti-T (1).

Un’azione di questo tipo è stata confermata anche dai risultati ottenuti in un altro studio, sempre condotto su topi BALB/c, nel quale la somministrazione di chitosano oligosaccaridico ha contribuito ad incrementare le difese immunitarie, in particolare l’azione di contrasto esercitata da interferone-g (IFN-g) e interleuchina 2 (IL-2) nei confronti della crescita del batterio Listeria monocitogenes (11). Risultati simili sono stati ottenuti nei topi anche nei confronti della specie batterica Pseudomonas aeruginosa (20). In un caso è stato verificato come la somministrazione intraperitoneale di 50 mg/kg di chitosano oligosaccaridico nei topi abbia incrementato la generazione di ossigeno attivo e di conseguenza anche il potere difensivo degli organismi trattati (topi BALB/c) nei confronti del genere Candida albicans (8).

L’azione anticancerogena del chitosano oligosaccaridico è stata dimostrata in numerosi studi condotti su animali, in particolar modo su topi. Sono state studiate diverse forme di tumore (sarcoma 180, MM46, carcinoma polmonare di Lewis, etc) (1, 6, 7, 8).

Da due interessanti studi a doppio cieco condotti su topi è emerso come l’assunzione di chitosano oligosaccaridico possa esercitare un’azione coadiuvante nei confronti della funzionalità epatica (6, 3). Nel primo di questi studi (6), è stato dimostrato come la somministrazione di chitosano oligosaccaridico abbia significativamente ridotto, rispetto al gruppo di controllo, i danni provocati a livello tessutale ed organico dal potente epatotossico CCl4. Nel secondo (3), è stata rilevata invece una diminuzione significativa di alcuni parametri indici del danneggiamento epatico conseguente alla somministrazione di dosi massicce di etanolo (necrosi, infiammazioni, accumulo di lipidi), nonché un parallelo decremento dell’attività dell’enzima GTP (glutamic-piruvic transaminase) (vedi tabella 2).

  Tabella 2: effetti della somministrazione del chitosano sale della vitamina C  su: assunzione di cibo (food intake=FI), incremento di peso corporeo (gain in weight=GW sul peso corporeo BW=body weight), peso del fegato (liver weight=LW) ed attività della GPT plasmatica (confronto con fegato iperlipidico indotto da sovradosaggio di etanolo) (3).

Per il momento, purtroppo, i dati che riguardano l’immunostimolazione derivata dall’assunzione di chitosano oligosaccaridico sono ancora pochi e coinvolgono un numero limitato di soggetti. I risultati emersi da tali studi pilota risultano comunque piuttosto incoraggianti.

Un’interessante sperimentazione a doppio cieco condotta su 15 soggetti umani in buona salute (6 uomini 9 donne di età media pari a 26 ± 4,6 anni) ha valutato, ad esempio, l’effetto in termini di immunoattivazione (= misurato come aumento dell’attivazione delle cellule NK) provocato dalla somministrazione orale di una singola dose di chitosano oligosaccaridico (1000 mg). Dai risultati emersi, è stato possibile riscontrare un livello di immunoattivazione significativamente superiore nei soggetti trattati con il chitosano oligosaccaridico rispetto a quelli appartenenti al gruppo di controllo già dopo 6 e 9 ore (13).

In uno studio condotto su soggetti giovani (bambini sottopeso ed immunodepressi) è stato dimostrato come la somministrazione di chitosano oligosaccaridico abbia condotto ad un incremento ponderale soddisfacente (se rapportato alle medie nazionali) già dopo tre mesi di trattamento. In tale periodo non sono stati osservati tutti i sintomi che normalmente accompagnano le disfunzioni correlate alla presenza di scarse difese immunitarie (es: stichezza o diarrea, vomito, febbre, influenza, etc.) (17). In altre sperimentazioni condotte su volontari sono stati osservati significativi miglioramenti riguardo a funzionalità intestinale, menorralgia, nonché a quella sintomatologia che compare il giorno successivo all’assunzione di un’elevata quantità di alcool (mal di testa, nausea, vomito, diarrea, nervosismo, insonnia, spossatezza, etc) (18, 19).

2.2 Riduzione del livello di colesterolo e trigliceridi nel sangue

La riduzione del tasso ematico di colesterolo e di trigliceridi è ottenuta dal chitosano oligosaccaridico mediante un meccanismo differente da quello utilizzato dal chitosano normale (polisaccaridico). Mentre, infatti, il chitosano polisaccaridico riduce fisicamente l’assorbimento dei grassi introdotti con la dieta, il chitosano sale della vitamina C può essere assorbito ed agire a livello sistemico, garantendo un’efficacia più duratura. Inoltre, il chitosano oligosaccaridico non comporta la diminuzione dell’assorbimento di alcuni importanti micronutrienti, quali le vitamine liposolubili ed i minerali, come accade invece per il chitosano polisaccaridico.

E’ noto come valori alti di colesterolemia e trigliceridemia non derivino soltanto dalla quantità di grassi animali introdotti con la dieta, ma anche da fattori genetici, legati all’età, al sesso, allo stile di vita (sedentaria o meno), alla glicemia, all’assunzione di alcool ed al fumo di sigaretta. In questo ambito è comprensibile come la modalità d’azione più efficace e completa sia quella che vada a coinvolgere più dall’interno la modulazione dei livelli plasmatici di colesterolo e trigliceridi. Sembra che le dinamiche coinvolte nell’azione ipolipidemizzante ed ipo-colesterolemizzante del chitosano oligosaccaridico facciano appello ai seguenti processi:

? Controllo della sintesi epatica di acidi biliari.

? Azione coadiuvante della digestione tramite facilitazione della secrezione degli acidi biliari.

? Regolarizzazione della funzionalità intestinale mediante l’esercizio di un’azione di controllo della secrezione acida epatica ed attivazione della flora batterica probiotica.

 Particolarmente interessanti sono a questo proposito i risultati ottenuti in uno studio condotto su topi (3) nel quale, oltre ai parametri relativi alla funzionalità epatica, sono stati determinati, in funzione del dosaggio del chitosano sale della vitamina C  somministrato, anche la colesterolemia totale (TC), quella HDL ed i trigliceridi (TG) (vedi tabella 3).

  Tabella 3: effetti di un ciclo di somministrazione di 0,05; 0,125 e 0,25 g/kg BW di chitosano sale della vitamina C per 28 giorni su ratti maschi Wistar. Dai risultati è possibile notare come, mentre all’interno di ogni gruppo di dosaggio il livello di colesterolo HDL non è variato significativamente, i livelli serici di colesterolo totale (TC) e trigliceridi (TG) sono diminuiti significativamente (P<0,05) (3).3 Tossicologia

In seguito all’effettuazione di studi tossicologici mirati è stato possibile determinare alcune importanti caratteristiche farmacologiche del prodotto chitosano oligosaccaride sale della vitamina C (14 a, b, c).

3.1 Attività antimicrobica

?       Prodotto testato: chitosano sale della vitamina C.

?       Mezzo utilizzato: (Glu 0,1%, NaCl 0,2%, Agar 1,8%, pH 7,4).

?       Metodo utilizzato: diluizione a 3 step su piastra di agar per ogni specie batterica testata (0,5 mL di soluzione in 48 pozzetti). Il mezzo è stato concentrato 2 volte per minimizzare l’effetto volumetrico. Il pH è stato portato a 6,5. Concentrazione iniziale della sostanza in soluzione pari a 0,5g/4mL.

I.         0,5 ml (mezzo concentrato 2 volte; pH controllato)+0,25ml (sostanze)-soluzione iniziale diluita 2 volte.

II.       0,5 ml (mezzo concentrato 2 volte; pH controllato)+0,15ml (sostanze)-soluzione iniziale diluita 2 volte.

III.      0,5 ml (mezzo concentrato 2 volte; pH controllato)+0,05ml (sostanze)-soluzione iniziale diluita 2 volte.3.2 Citotossicità

? Prodotti testati: chitosano sale della vitamina C (ascorbato, 55% in glucosamina), chitosano aspartato (sale organico, 65% in glucosamina), controllo (chitosano oligosaccaride 70%).

? Linee cellulari utilizzate: normali (BCE-cellule endoteliali capillari bovine); semi cancerogene (ECV304-cellule endoteliali ombelicali umane); cancerogene (U87MG, D54MG-cellule umane di glioblastoma).

? Risultati: mentre il chitosano oligosaccaride reagisce con MTT (mezzo culturale di tipo tessutale) in alte concentrazioni, non è stato possibile stabilire in modo esaustivo la citotossicità. Nelle linee cellulari tumorali sono state osservate alcune piccole differenze in termini di citotossicità tra le tre sostanze testate (vedi figura 3). Nelle linee cellulari normali, invece, tali differenze non sono state riscontrate. In base ai risultati globali ottenuti, è stato possibile concludere che le sostanze oligosaccaridiche testate non possono essere considerate citotossiche (14b).

3.3 Tossicità acuta

? Prodotti testati: chitosano sale della vitamina C (ascorbato, 55% in glucosamina), chitosano aspartato (sale organico, 65% in glucosamina), controllo (chitosano oligosaccaride 70%).

? Animali utilizzati: 20 topi BALB/C di 6 settimane maschi ed altrettanti femmine.

? Dosaggio: massimo di 10g/kg diluiti in acqua distillata

? Modalità di somministrazione: orale.

? Osservazioni: il giorno della somministrazione è stata osservata la sintomatologia generale (stato generale, sintomi di avvelenamento, motilità ed aspetto) ad intervalli di ogni ora per le prime 12 ore. L’eventuale sopraggiungimento della morte dell’animale è stato osservato una volta al giorno a partire dal secondo fino al quattordicesimo giorno. Il peso corporeo è stato misurato tre volte, vale a dire: appena prima della somministrazione e, successivamente, ogni sette giorni.

? Risultati e discussione: alle dosi testate non sono stati osservati né casi di morte, né sintomi clinici, né cambiamenti significativi in termini di peso corporeo in nessuno dei gruppi di soggetti che hanno partecipato allo studio (14c)

PERCHE' TANTA ENFASI?

Vediamo ora di capire come mai i giovani pongono tanta enfasi sugli integratori, ancor prima di iniziare a comprendere la biomeccanica delle serie e i princìpi di allenamento. Il motivo è semplice e rapidamente riassumibile. Se una volta il ruolo di educatore spettava ai genitori e al personale scolastico docente, oggi spetta ai mezzi di comunicazione. Chi possiede la TV? Un commerciante/imprenditore. Chi possiede le riviste? Commercianti/imprenditori. Chi possiede i giornali? Le banche, quindi sempre commercianti/imprenditori. Ecc. Ecc. Ora, un commerciante vuole fare soldi. Vuole arricchirsi, vuole guadagnare. Non ha alcun interesse ad educare le masse. Una popolazione disciplinata, educata e sobria, dedita al dovere e alla parsimonia è una società che non consuma... quindi economicamente svantaggiosa. I mezzi di comunicazione di massa si occupano quindi di solleticare i bassi istinti delle persone: accidia, sessualità, gola... al fine di spingerli a consumare, consumare e consumare. A fargli credere ad una realtà fittizia che esiste solo sulle telecamere. E' così che è nata questa generazione di giovani dediti all'happy hour, alla vita notturna, alla goliardia, al divertiti più che puoi. Ti insegnano che con il denaro compri tutto., quindi anche gli integratori vengono spacciati come qualcosa che può far miracoli e sostituirsi egregiamente ad uno stile di vita discliplinato. Si inventanokettlebells, cinghie elastiche, palloni, mulinelli. Perchè? Semplicemente perchè l'allenamento duro ed una dieta sobria, di per sé fanno spendere poco. Quindi cercano di convincere che bisogna assolutamente integrare per avere risultati, comprare novità sempre più assurde... e giù a spendere. Insegnano che devi comprare montagne di vestiti tutte le settimane... e giù a spendere. Insegnano a fare gli aperitivi, la vita notturna,... spendere, spendere, spendere... divertirsi finchè si può. Sono sommerso dalle chiamate di genitori che non sanno più come fare con i loro figli, che bevono, fumano, fanno le 7 del mattino già a tredici anni. Non posso dargli torto a queste madri. Che potere possono avere loro o gli insegnanti rispetto alla voce romboante della televisione? A maggior ragione, che potere posso avere io? Nessuno. Posso solo stare a guardare ed aspettare... confesso di avere qualche preoccupazione per quando questa generazione diverrà classe dirigente. Quindi, questo mio saggio, come i precedenti e quelli che verranno, è dedicato ai vari ragazzi virtuosi sparsi nel paese... sempre in minor numero. Ai ragazzi che si dedicano con fatica e amore al miglioramento di se stessi e al superamento dei propri limiti. Per una crescita continua.Credetemi amici miei, siete voi i normali, non siete fissati. Siete normali. Avete rispetto per il dono della vita che Dio vi ha fatto e vi impegnate per aver cura di questo dono, migliorando voi stessi e la società in cui vivete. Prima dei diritti, vengono i doveri. La ricreazione, il divertimento, è solo un momento di distrazione e di riposo che non si può sostituire al motivo principale per cui si esiste: IL LAVORO. Quando il divertimento si sostituisce al lavoro, si cade nel vizio più estremo, nella balordaggine. E io non sono qui per i goliardi, per il grosso della società giovanile (e non solo) odierna. Essi mi hanno portato via tutto: la dignità, le amicizie, gli amori, i sogni. Rispetto ciascun stile di vita ed essi rispettino un vinto.
Riflettete su queste mie parole. AVVERTENZE INTEGRATORI

In caso di uso prolungato (oltre 6-8 settimane) è necessario il parere del medico. Non usare il prodotto in caso di patologia epatica o renale, in gravidanza e al di sotto dei 12 anni se non dopo aver sentito il parere del medico. Gli integratori non vanno intesi come sostituti di una dieta variata. Tenere fuori dalla portata dei bambini al di sotto dei 3 anni. Conservare in luogo fresco e asciutto.
Un corretto regime alimentare costituito da una adeguata e variata combinazione dei comuni alimenti è in grado di norma di soddisfare il fabbisogno nutrizionale di tutte le fasce della popolazione. L'uso di integratori e altri prodotti salutistici può contribuire a colmare gli apporti nutrizionali di razioni alimentari per qualche aspetto carenti o anche a favorire fisiologicamente il benessere dell'organismo. Il loro impiego, in ogni caso, non può essere promosso, né deve essere inteso, come un mezzo per correggere comportamenti inadeguati.
Si vuole richiamare l'attenzione sul fatto che il termine "naturale", non dà di per sé garanzie in termini di sicurezza d'uso o di effetti favorevoli per l'organismo perché, come noto, non tutte le sostanze naturali hanno proprietà benefiche.
In particolare, si deve tener presente che gli integratori, non vanno usati per periodi prolungati senza consiglio del medico. Per quanto concerne le fasce più sensibili della popolazione, come ad esempio bambini e donne in gravidanza, è auspicabile che tale parere sia sentito prima dell'utilizzo.
Ai fini della perdita di peso, l'eventuale uso di integratori può avere solo una funzione coadiuvante della dieta ipocalorica. E' bene associare alla restrizione delle entrate caloriche un aumento delle uscite con l'attività fisica nella pratica quotidiana, abbandonando stili di vita sedentari.
Va ricordato inoltre che, in caso di restrizione calorica, l'organismo reagisce con una conseguente riduzione delle richieste energetiche. Stati di obesità conclamata richiedono necessariamente un trattamento da parte di personale qualificato.
L'uso di prodotti dietetici espressamente destinati agli sportivi, deve rispondere a criteri razionali per contribuire a sostenere le fisiologiche esigenze dell'organismo sul piano nutrizionale. Integrazioni di nutrienti in quantità eccessive, tali da superare gli effettivi fabbisogni dell'organismo sono, soprattutto se prolungate irrazionali e sconvenienti, in quanto non comportano vantaggi sulla condizione fisica o sulla prestazione e si rivelano come un sovraccarico da smaltire.
Prima dell'uso, in ogni caso, è bene leggere attentamente le etichette dei prodotti per verificarne i contenuti, non superare le quantità di assunzione indicate ed attenersi ad eventuali avvertenze.

* Le dichiarazioni riportate nella scheda descrittiva dei prodotti in vendita non sono state valutate dal Ministero della Salute. Questo prodotto non è destinato a diagnosticare, trattare, curare o prevenire alcuna malattia.